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Vita da pendolare: questione di DNA

Attento quando parli al telefono in treno, potrebbe esserci seduto davanti a te qualcuno che ti dedica un post 😉

Di mattina in treno non c’è molto brusio, i viaggiatori sono assonati, qualcuno legge, qualcuno ascolta musica, insomma è tutto abbastanza noioso.

Ma ci sono dei giorni in cui grazie alla strepitosa invenzione chiamata cellulare, una mente curiosa può farsi i fatti degli altri.
Oggi è una di queste giornate, davanti a me un signore di mezza età parla in modo concitato al telefono, anzi urla. E’ arrabbiato, e usa una serie di espressioni colorite che fanno storcere il naso anche a una vecchia signora come me, che ormai nella vita ha avuto modo di esplorare l’intero vocabolario.
E’ chiaro che sta parlando con il suo avvocato, la questione è spinosa non c’è solo un divorzio in ballo, c’è un problema di alimenti. “Non intendo pagare gli alimenti per il bambino – dice – non è mio figlio!”
La questione si fa interessante, fisso gli occhi sul mio kindle e fingo di leggere, ma le mie orecchie vibrano.
Lui continua urlando in dialetto veneto (traduco per comodità):  “Dì al di giudice che mi rifiuto di fare il test del DNA, il bambino non è mio!”.
Ascolta il suo interlocutore e poi scuote la testa, arrabbiato e impotente, e continua “Perchè devo fare il test? Il giudice non vede che il bambino è nero?”
Sorrido mentalmente, sì questa mattina ringrazio l’esistenza dei cellulari ;), e comincio a scrivere ….

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